L'Europa in festa, consolidi la prospettiva d'integrazione comune, senza il ritorno alle frontiere chiuse

Il 9 maggio del 1950 l’allora ministro degli esteri francese Robert Schuman attraverso la sua Dichiarazione, proponeva la creazione di una Comunità Europea del carbone e dell'acciaio, aprendo così la straordinaria avventura che poi a portato oggi alla Unione Europea, a 27 Stati. Di tutti quei Padri Fondatori dobbiamo cosi onorarne la memoria ed il loro grande contributo, facendo conoscere, specie alle nuove generazioni, le radici culturali, istituzionali e politiche della "Grande Europa", così ha dichiarato Klodiana Çuka, Presidente di Integra Onlus, in occasione della ricorrenza annuale della Festa dell'Europa.

 

Un evento importante di riflessione, ha continuato la Presidente, che va però attualizzata, senza retorica e conformismo, affinché si possa contribuire, anche come società civile, ad una positiva evoluzione del grande sogno degli "Stati Uniti d'Europa", basato sulle libertà fondamentale di pace, libertà e giustizia sociale, esempio anche per tanti altri Paesi, che ne sono ancora privi. Quindi una Giornata di riflessione, ma anche di festeggiamenti, affinché si approfondiscano accanto ai temi delle varie identità nazionali, ha rimarcato Klodiana Çuka, sopratutto i valori comuni della solidarietà ed integrazione dei tanti popoli, oggi in pace tra loro, da oltre 70 anni, proprio perché accomunati da un medesimo destino, pur se ancora fragile ed incompleto.

 

"L'Inno alla Gioia" di Ludwig Van Beethoven, tratto da una composizione di Schiller, unisce tutte le comunità, ricordando come: "la tua bandiera  affratella gli uomini dopo il tempo della guerra, la tua legge unisce cittadini in consenso", che va pienamente conquistato e custodito gelosamente, a partire dai  valori dei diritti umani essenziali e dai  soggetti più  deboli e vulnerabili, quali donne e minori, specie migranti, per un'Europa sovrana, unita, democratica, che sconfigga anche il ritorno dell' "Idra" nazionalistica. Infatti, ha concluso la Presidente di Integra Onlus, l'agenda europea deve trovare, al di là dei temi della moneta unica, un più forte collante sui temi del lavoro e della solidarietà, ma anche della sua coesione interna, attraverso politiche migratorie strutturali e non governate dall’emergenza dei flussi di massa di quest'ultimi anni che hanno visto l 'Italia e la Grecia in prima linea nell'accoglienza di migliaia di disperati dai "teatri di guerra" dell'Africa e del Medio Oriente.

 

L'Unione Europea, ad avviso dell’Associazione, deve così attuare un vero e proprio "Migration Program", senza demagogia, ma che riprenda le stesse conclusioni del Consiglio Europeo Straordinario sul tema dell'immigrazione, tenutosi dopo i tragici avvenimenti nel Mar Mediterraneo del 2015, riaffermandone gli impegni concreti dei governi europei:

  • Rafforzare la presenza nel Mar Mediterraneo, per salvare comunque le vite dei migranti, donne e bambini in testa;
  • Lottare contro i trafficanti di essere umani, nel pieno rispetto del diritto internazionale;
  • Prevenire i flussi migratori illegali, lanciare programmi europei di protezione e sviluppo in Africa e favorire politiche di rimpatrio dei migranti irregolari, con la ricongiunzione dei nuclei familiari, valorizzando tutte le "Buone Prassi", come "i Corridoi Umanitari ";
  • Rafforzare la solidarietà e la responsabilità comune, per favorire un effettivo sistema europeo di asilo, ricollocando su base volontaria i migranti, rendendo lo status dei rifugiati effettivo e tutelato, in tutti i Paesi dell' Unione.

Solo così sarà una Festa per tutto il vecchio continente, superando egoismi nazionali e spinte xenofobe, che non aiutano a completare il disegno europeo, favorendone una compiuta integrazione anche dei Balcani, area strategica per tutti, revisionando con equilibrio e pragmatismo tutti i vecchi trattati, come quello di Dublino, senza aut-aut e chiusure demagogiche, consolidando tutti i "ponti del dialogo" culturale, socio-economico e religioso, auspicati dal Santo Padre e da tutti gli uomini di buona volontà.

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